Intervista #2

Anna Frank? Una lezione da non imparare a memoria...

Bio

 

Pierugo Orlando è nato nel 1980 e si definisce "orgoglioso figlio unico". Trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Tarvisio (in provincia di Udine), coltivando una fantasia "a volte morbosa" e... una forte avversione per le note biografiche in genere! Nel 2004 si laurea in Economia a Trieste

e poi si trasferisce ad Udine (dove vive tutt’ora) per motivi di lavoro. Nel frattempo, quando riesce a trovare tempo ed ispirazione, scrive. Dice di sè che

la scrittura è "una valvola di sfogo per il tarlo che gli

si è annidato in testa e che, prima o poi, lo farà impazzire." Un tipo originale e creativo, dunque (e, aggiungiamo noi, ha già realizzato il sogno di

vedere pubblicati i suoi scritti: Pierugo, you rock!)...

 

>> Il nostro secondo

intervistato ha scelto

di commentare un 

titolo insolito, Prove

per un incendio (di

Shalom Auslander), 

e noi lo assecondiamo

(!)

 
Ciao Pierugo, quale voto daresti all'audacia dell'autore? Perché? 
Credo che, in generale, Auslender, si possa
meritare un buon nove. Riesce a trattare di temi "socialmente" piuttosto delicati come religione/
Dio e (nel libro in oggetto) l'Olocausto con dissacrante ironia, mantenendo comunque uno
stile elegante e, a mio avviso, intelligente.
 
Sappiamo benissimo che Anna Frank è morta,
ma se fosse sopravvissuta, cosa avrebbe
lasciato all'umanità?
Nulla di più e nulla di meno di quello che hanno lasciato tanti altri sopravvissuti. Concordo con la linea di Auslender: se non fosse morta tanto
giovane in modo così brutale il suo diario non avrebbe assunto l'importanza che ha oggi.
 
Ti ha mai sfiorato una paura della morte simile
a quella di Kugel? La sua ossessione, in fondo, è parte della vita dell'uomo, o la trovi un'esagerazione voluta e senza fondamento?
No, fortunatamente per me non ho mai avuto una fobia simile; trovo che la morte sia solo una fase (inevitabile) della vita, nulla di più. Nel romanzo
si tratta di certo di un'esagerazione voluta e credo anche autobiografica, nel suo primo libro (una
sorta di diario) Auslender si tratteggia chiaramente come un paranoico ossessionato dall'idea di una morte prematura ed improvvisa. 
 
Cos'è che secondo te mantiene in vita la madre
di Kugel, alla quale i medici hanno predetto una morte imminente?
Nulla! O potrei dire anche: tutto! Penso che la madre di Kugel non sia mai stata davvero "ad un passo dalla morte", era soltanto una donna di una certa età da sempre fuori di testa e decisamente desiderosa di attenzioni. Probabilmente i medici dicevano a Kugel quello che Kugel voleva sentirsi dire.
 
Perché quest'autore parla insistentemente della morte?
Mi rifaccio alla risposta 3 ed al primo libro di Auslander: "Il lamento del prepuzio". L'autore è cresciuto come ebreo ortodosso, schiacciato e terrorizzato dal peso della religione (tant'è che
molti suoi scritti colpiscono irriverentemente
proprio l'idea di religione e Dio stesso). Pare che fosse letteralmente spaventato dall'idea di poter morire all'improvviso e rischiare di essere punito atrocemente nell'aldilà da un Dio crudele e vendicativo.
 
Ti piace lo stile della narrazione? E' perfetto
nella sua ironia o meccanico e troppo surreale?
Ti piace questo genere di romanzi?
Apprezzo molto lo stile di Auslender e trovo ben riuscito il mix d'ironia surreale e scene di vita quotidiana. Normalmente questo genere di
romanzi mi piace, ma trovo che sia difficile per
un autore riuscire a divertire con una scrittura intelligente, motivo per cui spesso libri del genere sfociano nel demenziale senza più riuscire a
tornare indietro.
 
Se l'avessi scritta tu, cosa avresti cambiato in
questa storia?
Il finale: Anna Frank avrebbe bene o male
costretto i membri residui della famiglia a vivere
in soffitta, mentre lei si godeva il resto della casa.
A me piacciono i finali caustici [smile]. Beh, certo,
quello di Auslender non è il classico lieto fine...
La Frank che ci propone l'autore è "incattivita" da questa sorta di prigionia auto-forzata e la vedevo pronta a tornare selvaggiamente alla ribalta.
Quella che ci viene proposta non è una timida bambina spaventata, ma una vecchiaccia egoista
che non si preoccupa minimamente dei fastidi che può causare la sua inattesa (e indesiderata) presenza. Dall'altra parte, invece, abbiamo Kugel che sembra inevitabilmente costretto ad assecondare gli eventi indipendentemente dai
danni che possono arrecargli, non si tratta però di bontà, ma d'incapacità a reagire. Mi sembrava il
mix perfetto per un ritorno trionfante della
megera nella "terra dei vivi", mentre l'inadatto Solomon finiva come un oggetto vecchio relegato
in soffitta.
Con lo stesso focoso ardore l'avrei poi vista
liberarsi dell'incendiario, bambino che aveva visto crescere con malcelata indifferenza e che nulla le sarebbe costato mettere fuori gioco. Non sarebbe stato un gesto di semplice sopravvivenza, ma una marcata dimostrazione di forza nei confronti di un mondo che sembrava essersi liberato di lei tanti, tanti anni prima. 
 
L'Olocausto è un tema sul quale molto è stato detto e scritto. Quanto questo romanzo ti è sembrato superfluo e di quanto, invece, ha arricchito il quadro complessivo?
Non è superfluo, ma non credo neppure che arricchisca il quadro complessivo. L'autore non
parla tanto dell'Olocausto, quanto di quello che ruota attorno all'Olocausto, colpendo un po' tutti:
i negazionisti, ovviamente, ma anche chi si cela dietro alla tragedia utilizzandola come scudo per i propri interessi, o chi (e sono tanti) confronta le varie carneficine umane valutandole solo "per numero" e relativa "importanza". Ho la netta impressione che Auslender non voglia far
demagogia, non vuole focalizzarsi sulla singola strage, o su quelle più famose, truci, esemplari; vuole forse ricordare quello che l'umanità fa da sempre a se stessa (e, peggio, a tutto ciò che la circonda), reiterando gli stessi errori. Il suo messaggio potrebbe essere piuttosto un laconico:
il passato non va dimenticato, ma neppure costantemente rivangato! La lezione della storia dovrebbe essere applicata, non imparata a
memoria, altrimenti nulla impedisce che si
ripeta...

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