Intervista #9

Un libro può suscitare domande: poi, però, tocca al lettore...

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Bio

 

Nata a Salerno nel 1980, laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, anche Marianna Russo è avvocato e, dal 2006, in servizio come Ispettore del lavoro presso la Direzione Territoriale del Lavoro di Roma. Dottoranda in Diritto del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, unisce alla passione per il diritto la passione per la poesia, la narrativa ed il giornalismo. Dal 2008 collabora con alcune riviste cartacee e digitali, ad ottobre 2011 è stata pubblicata la sua raccolta di poesie “Come un aquilone nel vento”, il suo personale percorso alla ricerca dell’Amore. Dal 2007 è consacrata nell’Ordo Virginum di Salerno-Campagna-Acerno. Ma soprattutto, adora leggere!

>> Un libro

"impegnativo" per

un'esperta di Diritto

del Lavoro: ecco a voi

la "Gomorra" secondo

Marianna...

Per un'intervista ricca

di colpi di scena!

L'autore pensa che tra mafia campana e boss hollywoodiani ci siano molte similitudini. Condividi quest'opinione?

Ritengo che la mafie, a prescindere dal contesto geografico in cui si insediano ed operano,

presentino, comunque, rilevanti similitudini nella mentalità e negli atteggiamenti. Le caratteristiche esteriori a cui spesso l’opera fa riferimento –

come, ad esempio, le sontuose ville dei boss in

stile, appunto, hollywoodiano – non sono altro che status symbol volti a dimostrare ed ostentare

denaro e supremazia. E sicuramente sono condizionati anche dall’immagine “cinematografica” del potere e del successo, visto che nella maggior parte dei casi i boss sono latitanti e vivono

nascosti in vere e proprie tane, quindi costruiscono palazzi che non abiteranno, acquistano SUV che

non guideranno, ecc…

 

Saviano parla anche di boss bambini. E' più

terribile "rubare" la loro infanzia o lasciare che

essi la strappino anche ad altri?

È terribile che i fatti descritti siano – purtroppo – realtà. È terribile che i bambini – sia i carnefici sia

le stesse vittime – crescano con una mentalità deformata in cui la violenza è all’ordine del giorno 

e la vita – la propria e quella degli altri – non conta nulla. Si tratta di un’infanzia senza sogni, senza gioco, senza diritti, in cui bisogna già dimostrare di essere “adulti” imbracciando un fucile. Penso che

le pagine del libro dedicate alle storie di questi

boss ragazzini siano tra le più strazianti, un vero e proprio grido d’aiuto ad aprire gli occhi su una

realtà disumana e troppo spesso dimenticata.

 

Sono numerosi i telefilm e i videogiochi ispirati al mondo della criminalità. Secondo te, il "Sistema" camorristico vive anche grazie ai mass media che "legalizzano" i sentimenti degli assassini?

Purtroppo il male esercita ancora un grande “fascino”: il cattivo, nella realtà come nel fantasy, viene presentato spesso come un uomo di

successo, una persona realizzata e soddisfatta,

non importa a quale prezzo e a costo di quali

crimini e soprusi. E tanti approfittano, magari, di contesti di evasione e di gioco, come può essere

un telefilm o un videogame, per abbandonare i

freni inibitori dei propri principi e valori umani, etici, morali, e dare libero sfogo agli istinti più biechi (all’aggressività, alla prepotenza), per indossare, almeno per finta, i panni del boss di turno. Sono sentimenti comuni e anche molto pericolosi.

 

La realtà rivelata da Saviano è fedele ai fatti o enfatizzata?

“Gomorra” è, comunque, un romanzo. Un romanzo che racconta la realtà, una realtà che non esiste

solo nei quartieri più abbandonati dell’hinterland napoletano e casertano, una realtà ramificata geograficamente e - cosa ancora più grave –

radicata nella mentalità e nella cultura. È un

romanzo e, come tale, intreccia storie e situazioni, legate dal filo conduttore dello sguardo dell’autore, che ne è  – allo stesso tempo  - protagonista. Ad

un romanzo non si può chiedere la “fedeltà” di un documentario, di un’inchiesta giornalistica o di un’istruttoria giudiziaria. È sicuramente una

denuncia, un invito accorato ad aprire gli occhi, a

non mettere la testa sotto la sabbia e pensare che queste situazioni siano così lontane ed irrilevanti

per la nostra semplice e tranquilla vita quotidiana.

 

Cosa manca in questo romanzo? Elementi stilistici, aspetti analizzati, parzialità del fenomeno descritto.

Secondo me non manca nulla, anzi…

probabilmente c’è anche troppo in questo romanzo!

In alcuni tratti si possono riscontrare elenchi eccessivamente lunghi di nomi e di date, o descrizioni troppo minuziose e particolareggiate di luoghi e situazioni… ma, ciononostante, lo stile di Saviano resta scorrevole ed avvincente.

 

Quali differenze noti tra il verismo di Gomorra e le vicende romanzesche dell'opera "The Godfather"

di Mario Puzo?

Lo stile è ovviamente diverso: in “Gomorra” manca l’intento caricaturistico de “Il padrino”, che risente

del “gusto” americano. In Gomorra non ci sono

molto dialoghi o commenti didascalici: sono i fatti stessi a parlare, nella loro gravità e spietatezza.

 

Può la lotta alla criminalità passare attraverso un "fenomeno letterario"?

Sicuramente un libro, soprattutto un best-seller

dal successo mondiale come “Gomorra”, può contribuire a segnalare il problema e a consigliare

un cambio di mentalità. La lotta alla criminalità

passa e si trasmette attraverso la cultura. Ma

non solo. Passa anche attraverso la testimonianza personale. E penso che la vicenda personale di Saviano, il suo vivere sotto scorta a causa delle minacce subite (proprio a causa delle denunce contenute nei suoi libri), attribuisca alle sue opere

un valore aggiunto.

 

In definitiva, pensi che le accuse di Saviano costituiscano un valido contributo alla causa di Falcone e Borsellino, o una mera spettacolarizzazione del fenomeno? Quanto

l'autore ha contribuito a generare, di contro, un insano interesse per il mondo della Mafia?

Falcone e Borsellino erano magistrati e hanno combattuto la mafia con quanto era di loro competenza: indagini accurate e requisitorie appassionate. Saviano è uno scrittore e, perciò,

usa ciò che sa fare meglio: scrivere. Lo spirito

critico del lettore deve fare il resto: un libro può rimanere lettera morta ed impolverarsi su uno

scaffale o generare interesse e suscitare

interrogativi, dibattiti… A quel punto, però, il “compito” dello scrittore è esaurito e… tocca al lettore!

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